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Allenarsi col caldo: come i professionisti gestiscono le sedute d’agosto

📅 30 Luglio 2026✍️ di Paola Dorigatti⏱️ 6 min di lettura

Agosto è il mese che tutti gli addetti ai lavori temono e insieme desiderano. Le temperature salgono, gli impianti diventano forni, gli atleti sudano già prima di riscaldarsi. Eppure è proprio in questi giorni che i professionisti della pallacanestro non smettono di lavorare: anzi, imparano a trasformare il caldo torrido da ostacolo a opportunità di crescita. Non è romanticismo da palestra di provincia, è scienza applicata al lavoro quotidiano di chi vuole arrivare in forma al primo settembre.

La saggezza popolare e il caldo d’agosto

Nelle palestre italiane degli anni Ottanta e Novanta, quando il condizionamento era un lusso raro, gli allenatori più esperti avevano sviluppato un’intuizione semplice ma profonda: “Ad agosto si lavora con la testa, non con le gambe”. I veterani del basket raccontavano di sedute ridotte, di molto più tempo dedicato agli schemi, ai fondamentali tecnici, alle discussioni tattiche. Le nonne dei giocatori, intanto, insistevano su uno schema fisso: idratazione costante, pasti leggeri, riposo nelle ore centrali del giorno.

Questa saggezza non era pura tradizione. C’era un fondamento concreto, anche se i nostri predecessori non lo descrivevano in termini di fisiologia dello sforzo. Intuivano che il caldo estremo modifica radicalmente il modo in cui il corpo umano produce energia e si recupera. Dove sbagliavano era sul “perché”: pensavano fosse una questione di resistenza morale, di forza di volontà. Oggi sappiamo che è biologia pura.

Cosa cambia nel corpo quando le temperature salgono oltre i 30 gradi

Il calore modifica il comportamento del sistema cardiovascolare in modo significativo. Quando la temperatura corporea sale, il corpo aumenta la vasodilatazione periferica: i vasi sanguigni si dilatano per favorire la dispersione di calore attraverso la pelle. Questo significa meno sangue disponibile per i muscoli durante lo sforzo intenso. È un compromesso biologico non negoziabile: puoi raffreddarti o puoi spingere al massimo, ma non entrambi simultaneamente quando fa molto caldo.

La frequenza cardiaca massima si abbassa anche di 5-10 battiti al minuto con il caldo estremo, proprio perché il cuore deve già lavorare più duramente per mantenere la circolazione periferica. La resistenza anaerobica, quella che serve nei finali di quarto e nelle situazioni concitate, ne risente più della resistenza aerobica. I dati del settore indicano che durante agosto gli atleti perdono in media il 3-5% della loro potenza muscolare espressa, unicamente per fattori termici.

La perdita di liquidi attraverso la sudorazione è massiccia. In una sessione di due ore a 35 gradi, un giocatore di basket può perdere fino a 2-3 litri di sudore. Se non reintegrati adeguatamente, comportano disidratazione acuta, crampi muscolari, calo della concentrazione mentale. Quest’ultimo aspetto è sottovalutato: le decisioni tattiche, la lettura della difesa, i tempi di passaggio soffrono quando la disidratazione raggiunge il 2-3% del peso corporeo.

La struttura ideale della seduta d’agosto nei centri di eccellenza

I club professionistici e le squadre che puntano a risultati seri hanno già codificato le loro strategie per agosto. Il mattino presto, dalle 8 alle 9:30, diventa il momento della seduta principale: la temperatura è ancora gestibile, l’umidità non ha raggiunto i picchi pomeridiani, il corpo è fresco dal riposo notturno.

La seduta di agosto non è corta per pigrizia. Ha una struttura precisa: 15 minuti di riscaldamento dinamico senza pallone, focalizzato sulla mobilità articolare piuttosto che sull’aumento del battito cardiaco. Seguono 40-45 minuti di lavoro tattico e tecnico a bassa velocità, con pause frequenti: non è rallentamento, è concentrazione su aspetti che il caldo non distrugge. Gli schemi, i movimenti offensivi, le rotazioni difensive rimangono nitidi anche con le temperature alte.

L’errore comune che quasi tutti fanno è continuare a perseguire gli stessi volumi di lavoro anaerobico di maggio e giugno. Un allenatore inesperto fa 6-7 serie di saltelli, sprinte, esercizi ad alta intensità, pensando che il caldo non dovrebbe cambiare i piani. Risultato: affaticamento eccessivo, aumentato rischio di infortunio, calo prestazionale prolungato fino a settembre.

I professionisti, invece, riducono le serie intensive a 2-3, ma mantengono l’intensità relativa: ogni gesto è eseguito con qualità, non con quantità. Preferiscono tre ripetizioni pulite a dieci sporche. Il pomeriggio, tra le 17 e le 19, quando il caldo comincia a calare leggermente, molti club propongono una seduta complementare: lavoro individuale, potenziamento (con carichi ridotti), esercizi di core stability. Niente che solleciti il sistema cardiovascolare al massimo.

Idratazione e integrazione: il protocollo che funziona

L’idratazione non è bere quando viene sete. La sete è un indicatore tardivo: quando la avverti, la disidratazione è già in atto. Il protocollo dei professionisti prevede assunzione costante di liquidi a intervalli regolari, indipendentemente dallo stimolo della sete.

Durante una seduta di due ore, un giocatore dovrebbe bere 500-750 millilitri all’ora di una bevanda che contenga carboidrati (6-8%) e sali minerali. Non acqua pura, perché l’acqua pura ingoia i sali che il corpo sta perdendo attraverso il sudore. L’integrazione corretta ripristina sia il volume che l’equilibrio elettrolitico.

Nel pre-allenamento, 2-3 ore prima, è utile un’idratazione ancora più consistente, associata a una fonte di carboidrati facilmente digeribili. Nel post-allenamento, il protocollo richiede assunzione di 150% del peso perso durante l’esercizio, distribuita nelle 4-6 ore successive. Se un atleta perde 2 chili durante l’allenamento, deve reintegrare 3 chili di liquidi nelle ore seguenti per recuperare completamente l’equilibrio.

Il riposo e la gestione del recupero termoregolatorio

Non è possibile costruire la stagione durante agosto se non si riposa adeguatamente. Il caldo aumenta lo stress termico al corpo, che a sua volta attiva una risposta infiammatoria di bassa entità. Senza riposo sufficiente, questa infiammazione si accumula, il sistema immunitario si indebolisce, la suscettibilità agli infortuni sale.

I programmi professionistici prevedono 8-9 ore di sonno durante agosto, più un riposo pomeridiano di 20-30 minuti dopo la seduta mattutina. Non è debolezza, è fisiologia: il sonno REM profondo è quando il corpo ripara se stesso. La qualità del sonno peggiora naturalmente con il caldo, quindi spesso servono ambienti climatizzati o almeno ventilati adeguatamente.

Molti atleti commettono l’errore di esporsi volontariamente al caldo nel tempo libero, pensando di “allenarsi” anche fuori dalla palestra. Lunghe passeggiate al sole, lavori manuali sotto il caldo torrido, sedute in sauna: tutto questo aggiunge solo stress termico al corpo senza benefici tecnici o atletici. Agosto è il momento di ridurre al minimo l’esposizione al calore quando non sei in palestra.

Cosa non fare durante agosto

Non fare sedute di fondo aerobico intenso durante le ore calde, quando la disidratazione avanza più velocemente. Non mantenere un carico di lavoro anaerobico uguale a quello di maggio. Non ignorare i primi segnali di crampi muscolari o vertigini: sono avvertimenti di disidratazione già significativa.

Non aspettare il settembre per ricominciare il lavoro di qualità. Agosto è anche costruzione della forma, se fatta con consapevolezza del contesto termico. Non trascurare il monitoraggio del peso corporeo: una perdita superiore al 2% del peso durante un allenamento è segnale di disidratazione eccessiva.

Il messaggio che conta

Agosto non è una parentesi da sopportare. È un’opportunità per imparare a dominare il proprio corpo in condizioni avverse, per costruire consapevolezza della propria fisiologia, per sviluppare quella resilienza che conta quando la pressione cresce in autunno. I professionisti lo sanno da sempre: non vincono le stagioni a maggio, quando le condizioni sono ideali. Le vincono ad agosto, quando il caldo sfida ognuno a scoprire davvero di cosa è capace.

Paola Dorigatti

Paola è cresciuta tra le palestre di provincia, accompagnando il fratello alle partite. Per vent’anni ha gestito il sito di una storica società di basket locale, raccogliendo testimonianze di giocatori senior e organizzando rubriche di storia della pallacanestro italiana.