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Re-screen nel basket: come riposizionarsi dopo che il primo blocco non crea vantaggio

📅 19 Ottobre 2026✍️ di Redazione⏱️ 4 min di lettura

Re-screen nel basket: come riposizionarsi dopo che il primo blocco non crea vantaggio

Quando il primo blocco sulla palla non crea vantaggio, il bloccante può offrire subito un secondo blocco cambiando posizione e angolo, invece di restare fermo dove si è conclusa la prima azione. Il re-screen funziona se nasce da ciò che ha fatto la difesa: il bloccante deve individuare da quale lato il difensore del portatore sta recuperando, creare una nuova traiettoria utile e arrivare in posizione stabile prima del contatto.

Capire perché il primo blocco non ha funzionato

Il riposizionamento non è automatico. Prima di muoversi, il bloccante deve leggere dove si trovano il difensore del portatore, il proprio difensore e la palla. Se il difensore della palla è passato sotto il blocco, per esempio, riproporre lo stesso angolo può offrirgli un altro passaggio comodo. Cambiare lato o orientamento può invece costringerlo a percorrere una strada diversa. Se è passato sopra ed è riuscito a rientrare, il secondo blocco può intercettare proprio la sua linea di recupero.

Conta anche la posizione del portatore. Se ha già un corridoio libero verso il canestro o un tiro disponibile, un nuovo blocco rischia di chiudergli lo spazio. Se invece ha arrestato il palleggio, il re-screen sulla palla non è più la stessa soluzione: il bloccante deve rendersi disponibile per un passaggio o seguire un’altra indicazione offensiva. La decisione va presa mentre l’azione è ancora fluida, non dopo che entrambi i giocatori si sono fermati.

Come riposizionare piedi, corpo e angolo

Dopo il primo blocco, il bloccante libera la vecchia posizione con pochi passi controllati e si sposta sulla nuova linea di passaggio del difensore. L’obiettivo non è inseguire il difensore per colpirlo, ma occupare uno spazio nel quale sarà il portatore, usando il blocco, a condurlo. Un cambio di lato richiede quindi un accordo visivo o verbale rapido: il portatore deve capire dove si formerà il secondo blocco prima di cambiare direzione.

Una volta arrivato, il bloccante si arresta, allarga la base d’appoggio senza eccedere e mantiene una postura equilibrata. Evita passi laterali, spinte con braccia o anche e movimenti verso il difensore al momento del contatto: un blocco efficace deve anche essere legale. L’orientamento del corpo dipende dalla direzione che si vuole offrire al compagno e dallo spazio disponibile; non esiste un angolo identico per ogni possesso.

Il portatore completa il lavoro passando vicino alla spalla del bloccante. Se lascia troppo spazio tra sé e il compagno, il difensore può infilarsi nel varco e il secondo blocco perde efficacia. Il bloccante, però, non deve correggere all’ultimo istante un passaggio largo spostandosi addosso al difensore: è meglio riconoscere che il vantaggio non si è creato e proseguire l’azione.

Coordinare il secondo blocco con la lettura della difesa

Un caso frequente è il difensore che recupera alle spalle del portatore dopo il primo blocco. Il bloccante può cambiare angolo per offrirgli un secondo ostacolo sulla linea di inseguimento; il portatore deve riconoscere il nuovo blocco e attaccarlo senza attendere che la difesa si ricomponga. Se invece il difensore anticipa il lato previsto, il portatore può rifiutare il blocco e usare lo spazio opposto. Il re-screen è un’opzione, non un percorso obbligato.

Bisogna leggere anche il difensore del bloccante. Se resta alto per contenere la palla, dopo il contatto il bloccante può trovare spazio alle sue spalle; se arretra, può diventare disponibile in una zona libera per ricevere. Gli altri attaccanti aiutano mantenendo spaziature utili: un compagno fermo nella corsia verso cui si riposiziona il bloccante può rendere affollata proprio l’area che si voleva aprire.

Errori da correggere in allenamento

L’errore più comune è ripetere il primo blocco senza cambiarne davvero l’angolo: il difensore ritrova la stessa via d’uscita. Un altro è anticipare troppo lo spostamento, mentre il portatore sta ancora cercando di usare il primo blocco. In quel caso il bloccante gli toglie un riferimento. All’opposto, arrivare tardi significa offrire il secondo blocco quando il difensore ha già recuperato posizione.

Per allenare il tempismo, si può partire da situazioni a due contro due nelle quali la difesa alterna passaggio sotto, inseguimento e anticipo. Dopo ogni azione, la verifica è concreta: il bloccante ha cambiato la linea di recupero del difensore? Si è fermato prima del contatto? Il portatore è passato vicino al blocco e ha letto lo spazio creato? Solo quando queste scelte sono riconoscibili ha senso aggiungere gli altri giocatori e la spaziatura dell’intera squadra.

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