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Veer screen: perché il bloccante passa dal pick and roll a un blocco lontano dalla palla

📅 24 Settembre 2026✍️ di Redazione⏱️ 5 min di lettura

Nel pick and roll classico il bloccante porta lo schermo sulla palla e poi continua l’azione aprendo verso il ferro o allontanandosi per ricevere. Nel veer screen, invece, la sequenza cambia direzione: dopo il primo blocco sulla palla, lo stesso giocatore non conclude subito la collaborazione con il palleggiatore, ma va a bloccare per un altro compagno lontano dalla palla.

La terminologia FIBA Europe descrive il veer proprio come un on-ball screen seguito da un off-ball screen, spesso un wide pin down. Il punto interessante non è il nome dell’azione, ma il cambio di responsabilità che impone alla difesa: in pochi istanti il difensore del bloccante deve passare dalla gestione del pick and roll a una nuova situazione che coinvolge un terzo attaccante.

Il bloccante non “esce” dal pick and roll: sposta il problema altrove

Immagina il lungo che sale per portare un blocco al playmaker. La difesa prepara la copertura: il difensore sulla palla decide se passare sopra, sotto o cambiare, mentre il difensore del lungo deve contenere il palleggiatore e contemporaneamente non perdere il proprio uomo. In una situazione normale, dopo il contatto il lungo rollerebbe verso il canestro oppure si aprirebbe.

Nel veer, invece, il bloccante devia la propria corsa e va verso un esterno senza palla per portargli un secondo schermo. Questo passaggio è importante perché costringe la difesa a cambiare compito mentre sta ancora chiudendo il primo. Il difensore che si era preparato a seguire un roll deve ora orientarsi verso un blocco lontano dalla palla; il difensore dell’esterno deve decidere se inseguire, passare sopra o comunicare un cambio.

Perché la sequenza può creare vantaggio anche senza un roll al ferro

Il pick and roll attira attenzione perché la palla può arrivare subito in area. Quando il bloccante abbandona quella traiettoria e passa a un secondo blocco, la difesa non può semplicemente cancellare ciò che ha appena letto. Per una frazione di secondo alcuni difensori restano orientati verso la palla, altri verso il possibile roll e altri ancora devono occuparsi dell’uscita del tiratore o dell’esterno che usa il pin down.

È qui che il veer può produrre un vantaggio: non necessariamente perché il secondo blocco libera sempre un tiro, ma perché concatena due problemi differenti senza concedere alla difesa il tempo di tornare in posizione neutra. L’attacco prova a sfruttare proprio quel passaggio da una collaborazione a due a una situazione che coinvolge almeno tre giocatori.

Veer, ghost screen e Spain pick and roll: sono azioni diverse

Il veer può sembrare vicino ad altre soluzioni moderne, ma non va confuso con esse. Nel ghost screen il potenziale bloccante minaccia lo schermo sulla palla e si stacca prima del contatto per aprire spazio. Nel veer, invece, il tratto distintivo è ciò che accade subito dopo: lo stesso giocatore passa a un blocco off-ball per un compagno diverso.

Anche lo Spain pick and roll sovrappone più azioni, ma con una struttura differente: un terzo attaccante porta un back screen sul difensore del rollante. Nel veer è invece il primo bloccante a cambiare funzione e a diventare subito bloccante lontano dalla palla.

Il wide pin down è una delle uscite più naturali

Una delle forme più comuni è il wide pin down: dopo il blocco sulla palla, il lungo si sposta verso un esterno posizionato sul lato debole o vicino all’angolo e gli crea una linea di uscita verso l’ala. La difesa deve allora decidere se seguire l’esterno attraverso il blocco, passare in mezzo oppure cambiare marcatura.

Il vantaggio non nasce soltanto dalla possibile ricezione del tiratore. Se il difensore anticipa l’uscita, l’attaccante può leggere lo spazio verso il fondo; se due difensori restano per un attimo sullo stesso giocatore, il bloccante può aprirsi dopo il secondo contatto. L’azione conserva quindi più di una continuazione senza richiedere che il palleggiatore tenga la palla per molti secondi.

Il timing del secondo blocco vale più della velocità

Il veer funziona quando il secondo movimento arriva mentre la difesa sta ancora reagendo al primo. Se il bloccante abbandona troppo presto la zona del pick and roll, la prima minaccia può diventare poco credibile e i difensori hanno il tempo di anticipare la soluzione off-ball. Se invece resta troppo a lungo, il secondo blocco arriva quando la difesa si è già riordinata.

Per questo il dettaglio chiave è la continuità: avvicinamento al blocco sulla palla, lettura della copertura e cambio immediato di angolo verso il compagno senza palla. Non sono due azioni separate montate una dopo l’altra, ma una sola sequenza nella quale il secondo schermo sfrutta l’attenzione prodotta dal primo.

Cosa deve leggere il portatore di palla

Il playmaker non deve considerare il veer come una semplice deviazione del bloccante. Se il difensore sulla palla rimane impegnato nella copertura iniziale, può esserci spazio per attaccare in palleggio. Se invece la difesa recupera rapidamente, il passaggio verso l’esterno che usa il secondo blocco può diventare la soluzione principale.

La palla deve quindi muoversi in funzione della reazione difensiva, non di una conclusione prestabilita. Il valore tattico del veer sta proprio nel costringere più difensori a prendere decisioni consecutive: prima sulla palla, poi lontano dalla palla, con pochissimo tempo per comunicare e riallinearsi.

Il modo più semplice per riconoscerlo guardando una partita

Per individuare un veer, segui il giocatore che porta il primo blocco. Se dopo il contatto — o dopo averne minacciato uno — non rolla né si apre per ricevere, ma cambia direzione e va immediatamente a schermare un altro compagno, probabilmente stai osservando questa famiglia di azioni.

È questo il tratto che la distingue: lo stesso bloccante collega un’azione sulla palla e una lontano dalla palla. Invece di terminare il pick and roll, ne usa l’attenzione per costruire un secondo vantaggio altrove.

Foto: EgorovaSvetlana / Wikimedia Commons · CC BY-SA 4.0. Immagine ritagliata e ridimensionata; l’adattamento resta sotto la stessa licenza.

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