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Che differenza c’è tra blocco cieco e blocco frontale

📅 5 Novembre 2026✍️ di Redazione⏱️ 3 min di lettura

Nel basket, la differenza è nella posizione del bloccante rispetto allo sguardo del difensore: il blocco frontale viene portato nel suo campo visivo, mentre il blocco cieco arriva da una zona che il difensore non può vedere direttamente, di solito di lato o alle spalle. «Cieco» non significa necessariamente irregolare: la valutazione dipende soprattutto da come il bloccante prende posizione e dallo spazio lasciato al difensore per evitare il contatto.

Come riconoscere i due blocchi in campo

Immagina un difensore che segue il proprio avversario guardando verso la palla. Se un compagno dell’attaccante si piazza davanti a lui, in una posizione che può vedere, porta un blocco frontale. Il difensore può riconoscere l’ostacolo e scegliere se aggirarlo, passare sotto o cambiare marcatura, secondo la situazione di gioco.

Se invece il bloccante si posiziona alle spalle del difensore, o sul lato verso cui questi non sta guardando, il blocco è cieco. Per esempio, un attaccante senza palla può sfruttarlo per tagliare verso il canestro mentre il suo difensore è concentrato sulla palla. Il termine descrive quindi la visibilità del blocco per chi lo subisce, non il movimento successivo dell’attaccante.

La distinzione non dipende da una linea fissa sul parquet: uno stesso blocco laterale può essere visibile oppure cieco a seconda dell’orientamento del difensore. Per riconoscerlo, guarda dove sono rivolti testa e busto del difensore nel momento in cui il bloccante prende posizione, non soltanto il punto da cui parte l’azione.

Quando il blocco cieco è regolare

Nel regolamento FIBA, la posizione del bloccante e la possibilità per il difensore di evitare il contatto sono decisive. Se il blocco viene portato fuori dal campo visivo di un difensore fermo, il bloccante deve lasciargli spazio sufficiente per compiere un normale passo verso il blocco senza provocare contatto. Non può comparire a ridosso delle sue spalle e pretendere che il difensore si fermi all’istante.

Se il difensore è in movimento, entrano in gioco anche tempo e distanza: il bloccante deve stabilire la propria posizione abbastanza presto da consentirgli di reagire ed evitare il contatto. Quanto spazio serva dipende dalla velocità del difensore. Il bloccante, inoltre, non può allargare braccia, spalle, anche o gambe per trattenerlo o ostacolarne il passaggio.

Un esempio pratico: se il difensore corre seguendo un taglio e il bloccante gli si piazza all’ultimo momento sulla traiettoria, il contatto può essere attribuito al bloccante. Se invece quest’ultimo ha preso una posizione regolare con il necessario anticipo e il difensore lo urta, il solo fatto che il blocco fosse cieco non basta a configurare un fallo.

Il blocco frontale non è automaticamente senza rischi

Essere nel campo visivo del difensore cambia la valutazione dello spazio necessario, ma non autorizza il bloccante a muoversi addosso all’avversario. Anche un blocco frontale può essere irregolare se chi lo porta si sposta durante il contatto, estende il corpo oltre la propria posizione legittima o si inserisce troppo tardi sulla traiettoria di un difensore in movimento.

Per leggere l’azione, conviene separare due domande: il difensore poteva vedere il blocco? E il bloccante aveva preso una posizione regolare lasciando, quando necessario, tempo e spazio per evitarlo? La prima distingue il blocco frontale da quello cieco; la seconda aiuta a valutare l’eventuale fallo.

Questi criteri descrivono soprattutto la lettura di un’azione secondo le regole FIBA, usate nelle competizioni che adottano quel regolamento. NBA e altri campionati hanno testi e interpretazioni arbitrali propri: non è prudente trasferire automaticamente a ogni competizione le formulazioni FIBA sullo spazio richiesto. Resta utile, in ogni caso, osservare visibilità, posizione del bloccante e momento in cui avviene il contatto.

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