Blocco sulla palla nel basket: come uscire dal contatto senza commettere sfondamento

Blocco sulla palla nel basket: come uscire dal contatto senza commettere sfondamento
Per uscire da un blocco sulla palla senza causare un fallo, il bloccante deve prima stabilire una posizione legale, poi muoversi verso lo spazio libero senza spingere, trattenere o attraversare la traiettoria del difensore con un nuovo contatto. Non esiste un passo che renda automaticamente regolare l’uscita: conta se, nel momento del contatto, il giocatore sta ancora occupando una posizione consentita oppure sta usando il proprio movimento per spostare l’avversario.
Prima dell’uscita: fermarsi e lasciare spazio al difensore
Il blocco sulla palla serve a ostacolare legalmente il percorso del difensore del portatore. Il bloccante deve arrivare nella posizione scelta con anticipo e senza trasformare l’ultimo passo in un urto. Se il difensore vede arrivare il blocco, deve avere spazio per fermarsi o cambiare direzione; se il blocco arriva fuori dal suo campo visivo, la distanza necessaria diventa ancora più importante. Mettersi davanti a un avversario già in corsa all’ultimo istante espone al rischio di fallo, anche se il bloccante si ferma appena prima dell’impatto.
Una volta stabilita la posizione, il bloccante mantiene il corpo sotto controllo: piedi in equilibrio, braccia vicine al proprio spazio, niente gomiti aperti o anca protesa verso il difensore. Se il difensore tenta di passare accanto al blocco, inseguirlo con un passo laterale per «completare» il contatto cambia la natura dell’azione. Il blocco non autorizza a continuare a impedire il passaggio mentre ci si sposta.
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L’uscita inizia quando il bloccante rilascia la posizione di blocco e individua un corridoio libero. Può aprirsi verso il canestro, allontanarsi per ricevere o liberare spazio al compagno, ma deve muoversi con i propri passi e non facendo leva sul difensore. Girare il corpo è utile per vedere palla e spazio disponibile; non deve però diventare una rotazione di spalla, anca o braccio contro l’avversario rimasto a contatto.
Se il difensore è attaccato al fianco del bloccante, la scelta più prudente è evitare di «tagliargli davanti» per guadagnare immediatamente la linea di corsa. Prima si recupera equilibrio e si riconosce dove si trova l’avversario, poi si accelera nella direzione libera. Chi esce verso il canestro non ha un diritto automatico di attraversare il corpo di un difensore che occupa legalmente quello spazio: in presenza di traffico, può essere necessario curvare la corsa o rinunciare alla linea diretta.
La comunicazione con il portatore aiuta a evitare incroci inutili. Se chi ha la palla usa il blocco passando vicino al compagno, il bloccante può attendere che abbia superato la sua posizione prima di partire. Partire troppo presto rischia sia di togliere spazio al palleggiatore sia di creare un secondo contatto, distinto dal blocco iniziale. La sequenza da cercare in allenamento è semplice: posizione stabile, passaggio del portatore, lettura del difensore, uscita nello spazio disponibile.
Quando il contatto diventa fallo in attacco
Nel linguaggio comune si parla spesso di «sfondamento» per ogni contatto offensivo. Sul blocco, però, l’arbitro può valutare un blocco illegale se il bloccante non concede lo spazio dovuto, si sposta per colpire il difensore o allarga il corpo oltre la propria posizione. Dopo il blocco può invece esserci un fallo in attacco se, durante l’uscita, il giocatore carica un difensore che ha acquisito una posizione difensiva legale. Sono situazioni diverse: la valutazione dipende dalla posizione e dal movimento di entrambi nel momento del contatto, non soltanto da chi finisce a terra.
Un errore frequente è spingere con l’avambraccio per separarsi dal difensore e ricevere il passaggio. Un altro è agganciare con il braccio chi prova a seguire il portatore. Anche una spallata durante la girata può rendere irregolare un’azione iniziata con un blocco corretto. Al contrario, il semplice fatto che ci sia contatto mentre il bloccante è fermo in posizione legale non significa automaticamente che abbia commesso fallo.
Un esercizio per controllare l’uscita
In allenamento, provate la sequenza con portatore, bloccante e difensore a velocità ridotta. Il bloccante si posiziona, lascia passare il compagno e parte soltanto dopo aver indicato a voce o con lo sguardo il corridoio d’uscita. Il difensore varia il lato da cui tenta di superare il blocco: chi blocca deve adattare la propria traiettoria senza allargare braccia o anche. Aumentate la velocità solo quando la separazione avviene senza usare il corpo dell’avversario come appoggio.
Per verificare la tecnica, osservate soprattutto il primo passo dopo il blocco. Se va verso lo spazio libero, l’uscita tende a essere controllata; se va addosso al difensore per ottenere vantaggio, occorre correggere direzione o tempo di partenza. L’obiettivo non è evitare ogni contatto nel gioco, ma non crearne uno illegale per liberarsi.
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