Re-screen nel pick and roll: quando cambiare l’angolo del secondo blocco

Il palleggiatore usa il blocco centrale, ma il difensore riesce a restargli sul fianco. Il lungo avversario contiene la penetrazione e la palla, invece di arrivare in area, rallenta appena oltre la linea dei tre punti. Il bloccante potrebbe scendere verso il ferro. Oppure fermarsi, cambiare posizione e bloccare di nuovo: è il re-screen. La scelta funziona quando il primo blocco ha spostato i difensori senza produrre ancora un vantaggio. L’angolo del secondo blocco deve colpire la loro nuova posizione, non replicare automaticamente il primo gesto.
Il segnale decisivo è la posizione dopo il primo blocco
Per leggere un possibile re-screen bisogna guardare il difensore della palla nel momento in cui il palleggiatore esce dal primo blocco. Se è rimasto dietro, il vantaggio esiste già: spesso conviene continuare verso il ferro, cercare il passaggio al rollante o fermarsi per un tiro disponibile. Tornare indietro per un secondo blocco gli darebbe tempo di rientrare.
Il re-screen diventa interessante quando il difensore ha recuperato una posizione laterale, abbastanza vicina da impedire la penetrazione ma non ancora stabile davanti alla palla. Il palleggiatore può rallentare senza chiudere il palleggio; il bloccante, invece di correre subito al roll, osserva quale strada il difensore sta proteggendo. È una finestra breve: se la difesa si è già ricomposta, ripetere il blocco da fermi rischia di consumare secondi senza creare separazione.
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45 cut nel basket: il taglio dal lato debole che punisce un aiuto troppo aggressivoConta anche il difensore del bloccante. Se è salito molto per contenere la palla, il secondo blocco può obbligarlo a un nuovo spostamento laterale e aprire il corridoio del roll. Se è rimasto profondo, cambiare lato può offrire al palleggiatore un ingresso più pulito verso il centro. In entrambi i casi la domanda non è «possiamo bloccare ancora?», ma «quale difensore costringeremo a prendere una decisione diversa?».
Girare il blocco: quale direzione lascia libera la difesa?
Nel re-screen più riconoscibile il bloccante cambia il proprio orientamento per offrire al palleggiatore una seconda uscita, spesso nella direzione opposta alla prima. Se il difensore della palla ha inseguito sopra il blocco e ora presidia il lato verso cui il palleggiatore stava andando, il nuovo angolo può portare la palla dall’altra parte del corpo del bloccante. Il difensore deve invertire la corsa; il suo compagno deve decidere se accompagnare nuovamente la palla o restare con il lungo.
L’angolo, però, non si sceglie soltanto in base al difensore più vicino. Vicino alla linea laterale, per esempio, un secondo blocco che invita il palleggiatore a muoversi ancora verso l’esterno può ridurre lo spazio di manovra. Orientarlo verso il centro ha più senso se quella corsia è aperta e se l’aiuto dal lato debole non è già pronto. Al contrario, se il centro è occupato da un altro attaccante o presidiato da un aiuto profondo, forzare lì la palla rende prevedibile l’azione.
Un criterio pratico per il bloccante è osservare il fianco che il difensore della palla sta cercando di chiudere. Il secondo blocco deve presentarsi sul percorso che quel difensore dovrà attraversare per restare attaccato al palleggiatore. Perché il contatto sia utile e regolare, il bloccante deve arrivare in posizione e fermarsi prima che il difensore lo raggiunga: cambiare angolo non significa spostarsi dentro la traiettoria dell’avversario all’ultimo istante.
Le risposte difensive cambiano la scelta
Contro una difesa che manda il palleggiatore verso la linea laterale e nega l’uso del blocco, il re-screen può ribaltare quella consegna: il bloccante si riposiziona per offrire un accesso al centro. Serve però coordinazione. Se il palleggiatore anticipa il cambio di direzione mentre il compagno sta ancora girando i piedi, attraverserà lo spazio prima che il blocco sia pronto.
Contro il drop, con il lungo difensivo più vicino al canestro, il secondo blocco può cambiare la linea d’ingresso e costringere il difensore della palla a inseguire ancora. Non è necessariamente una giocata per arrivare fino al ferro: può creare spazio per un arresto nel pitturato, un passaggio al rollante o una riapertura sul perimetro, secondo la posizione degli aiuti. Se invece il difensore della palla passa sotto il primo blocco e resta distante, ripetere un blocco allo stesso livello gli permette spesso di passare sotto una seconda volta. Prima di chiamare il re-screen, il palleggiatore deve verificare se ha già spazio per tirare oppure se il bloccante può riposizionarsi più vicino alla palla e rendere meno agevole quel passaggio.
Contro un cambio difensivo, infine, il re-screen non è una risposta automatica. Il primo blocco potrebbe aver già prodotto l’accoppiamento cercato: in quel caso è più utile riconoscerlo e giocare il vantaggio. Un secondo blocco ha senso se la difesa ha cambiato senza concedere una posizione favorevole e se riproporlo può provocare un altro scambio, una comunicazione tardiva o un’apertura per chi si smarca lontano dalla palla.
Tempo e spaziatura: ciò che rende utilizzabile il nuovo angolo
Il re-screen richiede un piccolo cambio di ritmo, non una pausa completa. Il palleggiatore deve conservare un palleggio vivo e una distanza che permetta al bloccante di sistemare i piedi. Se si allontana troppo, il difensore recupera; se torna troppo vicino prima che il blocco sia fermo, manca lo spazio per uscire e aumenta il rischio di un contatto irregolare.
Anche i tre compagni senza palla determinano la qualità del secondo blocco. Se un attaccante occupa la corsia verso cui il palleggiatore sta per girare, porta con sé un difensore pronto ad aiutare. Liberare quel lato, mantenere una minaccia dall’angolo e dare al bloccante una linea per aprirsi dopo il contatto rende leggibili le opzioni successive. In una situazione con pochi secondi sul cronometro, invece, un re-screen che richiede di riposizionare tutti può arrivare troppo tardi: meglio cercare un vantaggio immediato.
In allenamento si può valutare la scelta fermando l’azione appena dopo il primo blocco: dov’è il difensore della palla, quale lato sta negando, dov’è il difensore del bloccante e quale corsia è libera? Solo dopo si decide se girare il blocco e da quale lato uscire. È questa lettura, più della ripetizione del movimento, a distinguere un re-screen che cambia l’azione da uno che la fa semplicemente ricominciare.
Foto: MCL Media library, MCL internal media library.
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