Allenatore e viceallenatore nel basket FIBA: chi può chiedere un time-out

Nel basket FIBA possono chiedere un time-out sia l’allenatore capo sia il primo viceallenatore. La richiesta va rivolta al segnapunti, non direttamente all’arbitro: chi la presenta deve farsi vedere dal tavolo e indicare chiaramente il time-out con l’apposito gesto. Chiederlo, però, non significa fermare subito la partita. Il segnapunti segnala la richiesta quando si apre un’occasione prevista dal regolamento e l’arbitro concede l’interruzione.
Quale viceallenatore può fare la richiesta
La distinzione importante è tra il primo viceallenatore e gli altri componenti dello staff. Il regolamento FIBA attribuisce il diritto di chiedere il time-out all’allenatore capo o al primo viceallenatore. Non basta, quindi, essere un assistente presente in panchina: un altro vice o collaboratore non può sostituirsi liberamente a queste due figure nella richiesta.
Il primo viceallenatore non deve aspettare che l’allenatore capo sia assente per rivolgersi al segnapunti. Entrambi sono autorizzati a farlo. In pratica, però, lo staff dovrebbe coordinarsi: richieste simultanee, segnali poco chiari o ripensamenti comunicati a persone diverse possono creare confusione proprio nei pochi istanti in cui il tavolo deve intervenire.
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Neppure il capitano o un giocatore in campo chiedono normalmente il time-out al posto dell’allenatore, come avviene in altri sport. I casi particolari in cui una squadra non dispone di un allenatore capo né di un primo viceallenatore seguono le disposizioni regolamentari sulla gestione della panchina; non cambiano la regola ordinaria su chi presenta la richiesta al tavolo.
Come si chiede il time-out al tavolo
L’allenatore capo o il primo viceallenatore deve stabilire un contatto visivo con il segnapunti oppure avvicinarsi al tavolo, chiedere chiaramente il time-out ed eseguire il gesto convenzionale con le mani. Gridare genericamente dalla panchina può non essere sufficiente: la richiesta deve arrivare in modo riconoscibile a chi è incaricato di registrarla e segnalarla.
Il segnapunti non interrompe il gioco di propria iniziativa appena riceve la richiesta. Aspetta un’occasione utile e la segnala agli arbitri; il time-out inizia quando l’arbitro fischia e ne dà il segnale. Questa differenza conta soprattutto durante un’azione in corso: una squadra può avere già chiesto l’interruzione, ma la palla resta in gioco finché non si verificano le condizioni per concederla.
Se lo staff cambia idea, la richiesta può essere ritirata prima che il segnapunti la segnali. Non è prudente aspettare di vedere come finisce un’azione e presumere di poter annullare il time-out in qualunque momento: il limite è il segnale del tavolo, non l’inizio della pausa in panchina.
Quando la richiesta può essere concessa
In generale, l’occasione per un time-out si apre quando la palla diventa morta, il cronometro di gara è fermo e l’arbitro ha terminato le comunicazioni necessarie con il tavolo. Per la squadra che subisce un canestro, può aprirsi anche dopo una realizzazione degli avversari. Per questo una richiesta fatta mentre si gioca può essere esaudita alla prima interruzione utile, ma non necessariamente al fischio o al canestro che lo staff sperava di sfruttare.
Negli ultimi due minuti del quarto periodo e di ciascun tempo supplementare, dopo un canestro realizzato il cronometro si ferma. Ciò non consente alla squadra che ha appena segnato di ottenere un time-out soltanto grazie al proprio canestro: in quella situazione l’opportunità è per la squadra che lo ha subito, salvo che un arbitro abbia interrotto il gioco per un’altra ragione. È un dettaglio decisivo quando si prepara una rimessa o si vuole fermare il gioco nel finale.
La procedura pratica, quindi, è semplice: l’allenatore capo o il primo viceallenatore comunica la richiesta al segnapunti e verifica che sia stata recepita; poi attende il segnale del tavolo e la concessione dell’arbitro. Confondere la richiesta con la concessione, oppure rivolgersi solo all’arbitro mentre l’azione continua, è l’errore più facile da evitare.




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