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Cilindro nel basket: quale spazio può occupare un giocatore senza causare contatto illegale

📅 21 Ottobre 2026✍️ di Redazione⏱️ 4 min di lettura

Nel basket, il principio del cilindro descrive lo spazio immaginario che un giocatore occupa sul campo e sopra di sé in una normale posizione di gioco. Il giocatore ha diritto a mantenere quella posizione e a muoversi verticalmente nel proprio spazio; non può però allargare braccia, gambe o corpo per invadere lo spazio di un avversario e provocare un contatto illegale. Il cilindro non è quindi una zona che rende automaticamente falloso ogni contatto: per giudicare un’azione contano anche la posizione iniziale dei giocatori e il modo in cui si muovono.

Quali sono i confini del cilindro

Immagina un volume che parte dalla posizione del giocatore sul parquet e si estende verso l’alto. I suoi confini seguono l’ingombro del corpo in una normale posizione di gioco: davanti comprendono lo spazio delle mani tenute davanti al corpo, dietro arrivano ai glutei e ai lati seguono l’ingombro di braccia e gambe. Non è un cilindro rigido dalla larghezza fissa, né si può ingrandire a piacere stendendo un braccio verso l’avversario.

Questo spiega perché tenere le braccia sollevate entro il proprio spazio è diverso dall’aprirle lateralmente per fermare chi passa. Nel primo caso il giocatore sta difendendo la propria posizione; nel secondo può creare un ostacolo con una parte del corpo fuori dal suo spazio legittimo. Lo stesso vale per una gamba allungata per interrompere la corsa dell’avversario.

Che cosa succede quando un giocatore salta

Il diritto allo spazio comprende il movimento verticale. Un difensore che occupa una posizione legale può saltare verso l’alto, mantenendo braccia e corpo nel proprio cilindro, per contestare un tiro. Se l’attaccante entra in quello spazio, il semplice fatto che ci sia contatto non significa necessariamente che il difensore abbia commesso fallo.

La valutazione cambia se il difensore salta in avanti o di lato verso l’attaccante, oppure proietta un braccio fuori dal proprio spazio e causa il contatto. Anche chi salta deve considerare dove atterrerà: non può pretendere di occupare in atterraggio uno spazio che era già occupato da un altro giocatore quando ha staccato i piedi da terra.

Come si applica nel confronto tra attaccante e difensore

Per capire a chi attribuire un contatto bisogna ricostruire la sequenza, non fermarsi all’istante dell’impatto. Un difensore deve prima stabilire una posizione legale di difesa, rivolto verso l’avversario e con entrambi i piedi sul campo. Da lì può muoversi per mantenere la posizione, anche lateralmente o all’indietro, senza che ogni successivo contatto diventi automaticamente un suo fallo.

Per esempio, se un attaccante in palleggio avanza contro un difensore già posizionato e lo urta nel tronco, il contatto può essere attribuito all’attaccante. Se invece il difensore arriva in ritardo e si sposta nel percorso dell’avversario causando l’urto, la valutazione può essere opposta. La differenza non dipende da chi è caduto o da chi aveva il pallone, ma da chi ha occupato legittimamente lo spazio e da chi ha provocato il contatto.

Anche l’attaccante ha un cilindro, ma non può usarlo per spingere via il difensore. Proteggere il pallone tenendo le braccia in una posizione naturale è diverso dal distendere un avambraccio o allargare un gomito per creare spazio. Allo stesso modo, durante un tiro, un movimento naturale delle braccia va distinto da un’estensione verso il difensore fatta per cercare il contatto.

Il criterio pratico: osservare chi esce dal proprio spazio

Quando guardi un’azione, chiediti prima dove si trovavano i giocatori, poi in quale direzione si sono mossi e infine quale parte del corpo ha prodotto il contatto. Un braccio verticale, un gomito aperto, un salto in avanti e un passo dentro la traiettoria dell’avversario possono portare a valutazioni diverse, anche se il punto di contatto sembra simile.

Il principio del cilindro serve dunque a proteggere lo spazio che ogni giocatore occupa legittimamente, non a eliminare ogni contatto dal gioco. Un contatto può anche essere marginale e non richiedere un fischio. Quando invece limita la libertà di movimento di un avversario, stabilire chi ha invaso lo spazio dell’altro aiuta a capire la decisione arbitrale.

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