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Cronometro dei 24 secondi nel basket: quando si azzera e quando prosegue

📅 25 Ottobre 2026✍️ di Redazione⏱️ 3 min di lettura

Il cronometro dei 24 secondi si azzera quando una squadra ottiene un nuovo possesso; dopo un tiro che tocca il ferro, invece, la squadra in attacco che recupera il pallone dispone normalmente di 14 secondi. Non ogni fischio o rimessa concede un nuovo conteggio: spesso resta il tempo già disponibile. La distinzione decisiva è tra nuovo possesso, recupero dopo un tiro sul ferro e semplice interruzione del gioco. Le indicazioni qui sotto seguono le regole FIBA; altre competizioni possono prevedere differenze.

Cambio di possesso: quando ripartono 24 secondi

Se la squadra avversaria conquista il controllo del pallone, inizia un nuovo possesso e il cronometro dell’azione riparte da 24 secondi. Succede, per esempio, dopo una palla rubata, un rimbalzo difensivo o una rimessa assegnata agli avversari per una violazione dell’attacco. Non basta però che un difensore sfiori o devi il pallone: finché la squadra avversaria non ne acquisisce il controllo, quel tocco non costituisce da solo un cambio di possesso.

Anche dopo un canestro realizzato la squadra che subisce il punto ha una nuova azione. Il conteggio non va confuso con il tempo di gara: quest’ultimo misura quanto resta del periodo, mentre i 24 secondi limitano il tempo a disposizione per concludere l’azione offensiva. I due cronometri possono quindi fermarsi o ripartire secondo condizioni diverse.

Tiro sul ferro: quando il conteggio diventa 14 secondi

Perché un tiro soddisfi il limite dei 24 secondi, il pallone deve lasciare la mano del tiratore prima del segnale e poi entrare nel canestro oppure toccare il ferro. Se il tiro tocca il ferro e la stessa squadra recupera il controllo del pallone, il cronometro viene impostato a 14 secondi: è il caso tipico del rimbalzo offensivo. Se il controllo passa invece agli avversari, per loro comincia un nuovo possesso da 24 secondi.

Un tiro che non tocca il ferro non dà automaticamente altri 14 secondi. Se l’attacco recupera il pallone dopo un tiro corto o una conclusione stoppata senza contatto con il ferro, l’azione prosegue con il tempo residuo. Il tabellone, da solo, non equivale al ferro. Allo stesso modo, il semplice contatto con il ferro non significa che il conteggio riparta immediatamente mentre il pallone è ancora conteso: occorre considerare chi ne ottiene il controllo.

Rimesse, falli e interruzioni: quando il tempo resta e quando cambia

Una rimessa assegnata alla squadra già in attacco non è necessariamente un nuovo possesso. Se, per esempio, il pallone esce perché un difensore lo devia fuori, l’attacco riprende generalmente con i secondi che aveva prima dell’interruzione. La rimessa non è quindi, di per sé, un motivo per tornare a 24.

Per alcune interruzioni causate dalla difesa, come un fallo o una violazione, conta anche dove si effettua la rimessa. Se la squadra in attacco rimette dalla propria metà campo, il conteggio viene impostato a 24 secondi. Se rimette nella metà campo d’attacco, mantiene il tempo residuo quando questo è pari o superiore a 14 secondi; se ne restano meno di 14, il cronometro viene impostato a 14. Un fallo commesso dalla squadra in attacco, invece, non le procura tempo aggiuntivo.

Per orientarsi davanti a un fischio, conviene fare tre verifiche nell’ordine: chi avrà il controllo del pallone alla ripresa, perché il gioco si è fermato e da quale metà campo si effettuerà l’eventuale rimessa. Solo dopo si decide se il cronometro debba mostrare 24, 14 oppure i secondi rimasti. Nei casi particolari, come sanzioni con tiri liberi o interruzioni non imputabili alle squadre, la ripresa dipende dalla specifica decisione arbitrale: non è corretto applicare indistintamente la regola del rimbalzo o quella del cambio di possesso.

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