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Cronometro dei 24 secondi nel basket FIBA: quando viene impostato a 14 dopo una rimessa

📅 19 Ottobre 2026✍️ di Redazione⏱️ 3 min di lettura

Nel basket FIBA, una rimessa non fa ripartire automaticamente il cronometro del tiro da 14 secondi. Il caso più comune è questo: la squadra mantiene il possesso, rimette dalla propria zona d’attacco dopo un fallo o una violazione degli avversari e sul cronometro restavano 13 secondi o meno. Se ne restavano almeno 14, quel tempo rimane. Per capire la decisione arbitrale bisogna quindi guardare sia il motivo dell’interruzione sia il punto da cui si effettua la rimessa.

Fallo o violazione della difesa: conta la zona della rimessa

Se il gioco viene fermato per un fallo o una violazione della squadra che difende e l’attacco conserva la palla con una rimessa in zona d’attacco, il cronometro viene impostato a 14 secondi soltanto quando indicava 13 secondi o meno. Per esempio, con 8 secondi rimasti, una violazione difensiva che assegna la rimessa all’attacco nella sua metà campo offensiva porta il display a 14. Con 18 secondi rimasti, invece, la stessa rimessa si gioca con 18.

La posizione della rimessa è decisiva. Se, dopo l’interruzione causata dagli avversari, la squadra che aveva la palla deve rimettere dalla propria zona di difesa, il cronometro viene impostato a 24 secondi. Non basta dunque sapere che «la difesa ha commesso un fallo»: occorre verificare dove le regole assegnano la rimessa.

Palla fuori dal campo: non ogni rimessa dà un nuovo conteggio

Se un difensore devia la palla fuori e la stessa squadra continua ad attaccare, il solo fatto di ottenere una rimessa non le regala 14 secondi. Il cronometro del tiro, in linea generale, conserva il tempo che restava quando il gioco è stato fermato. Una deviazione fuori dal campo con 6 secondi sul display lascia quindi all’attacco 6 secondi per concludere, anche se la rimessa è in zona d’attacco.

È una distinzione importante rispetto a una violazione difensiva come il calcio volontario della palla: in quel caso si applica la regola dell’impostazione a 14, se la rimessa dell’attacco è in zona d’attacco e il tempo residuo era inferiore. Dire semplicemente che «l’ultima a toccare la palla è stata la difesa» non permette di stabilire il nuovo conteggio: una palla uscita dal campo e una violazione non hanno necessariamente lo stesso effetto.

Dopo un tiro che tocca il ferro e nelle rimesse speciali

Un’altra situazione da riconoscere nasce da un tiro che tocca il ferro. Se la squadra che ha tirato torna in controllo della palla, dispone di 14 secondi per una nuova azione: è la regola del nuovo possesso offensivo dopo il ferro, non un premio dovuto alla rimessa in sé. Se invece è la squadra avversaria a conquistare il controllo, il nuovo conteggio è di 24 secondi.

Esistono poi rimesse in zona d’attacco con disposizioni specifiche. Dopo un fallo antisportivo o squalificante, quando la rimessa è assegnata in zona d’attacco, il cronometro del tiro viene impostato a 14 secondi. Un altro caso particolare può verificarsi negli ultimi due minuti del quarto periodo o di un supplementare: dopo un timeout, una squadra che aveva diritto a una rimessa in zona di difesa può scegliere di effettuarla in zona d’attacco. Se sul cronometro del tiro restavano almeno 14 secondi, il conteggio diventa 14; se ne restavano 13 o meno, rimane il tempo residuo.

Per leggere correttamente il display durante una partita, la verifica più rapida è partire dall’interruzione: è stata una semplice palla fuori, un fallo, una violazione, oppure il gioco segue un tiro che ha toccato il ferro? Si individua poi quale squadra conserva o ottiene il controllo, dove si effettua la rimessa e quanto tempo era rimasto. È questa combinazione, non la presenza della rimessa da sola, a spiegare perché compaiano 14, 24 oppure i secondi già presenti sul cronometro.

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